ASTE IMMOBILIARI in affanno

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A febbraio 2021 i crediti non ricuperati dalle aste ammontano ad otto miliardi

Riprendiamo un articolo dall’estratto del Condominio de “IlSole24ore” del 1° febbraio 2021, per un’attenta riflessione relativa alle Aste Immobiliari che, scontando un preoccupante rallentamento operativo, trasla molte situazioni in sofferenza al periodo post-pandemico.

Il prevedibile recupero del post-covid comporterà ulteriori complicazioni nell’inevitabile raggruppamento massiccio di operazioni che la liquidità circolante dovrà affrontare con evidente difficoltà. A ciò dovranno aggiungersi i problemi dei crediti inesigibili con la conseguenza di ulteriori possibili sofferenze dei creditori.


Nello scorso dicembre, il mese si era chiuso con il 18% in meno delle procedure rispetto allo stesso mese del 2019. Rapportato al calo molto più incisivo del -86% del periodo marzo-settembre, si sarebbe potuto ipotizzare un’inversione di tendenza. Guardando invece ai rilevamenti di gennaio del nuovo anno con un nuovo arretramento pesante, -37% proseguiti nel febbraio con un -20%, i flebili entusiasmi si sono raffreddati. L’incertezza del mercato, ma anche quella della politica, insomma, fanno sì che i tribunali mettano poche udienze in calendario.

Il consuntivo 2020

Per quanto riguarda i numeri a consuntivo, nonostante alcune differenze a seconda delle fonti, il 2020 si è chiuso sostanzialmente con un dimezzamento, cui corrisponde una perdita, in termini di mancato recupero, compresa fra 6,6 e 8 miliardi.
Secondo il centro studi Astasy Analitics, di Npls Re Solution, nei 12 mesi 116.637 unità immobiliari sono state oggetto di asta, per un controvalore di circa 16,97 miliardi di euro, contro le 240mila del 2019 (circa 26 miliardi di valore). Secondo lo “Scenario Aste 2020” di Reviva, basato esclusivamente sui dati del Portale delle vendite pubbliche (che dal 2018 raccoglie obbligatoriamente le pubblicazioni delle aste) gli immobili finiti all’incanto sono stati 95.329 e tra primo e secondo lockdown sono state sospese 44.714 aste. Quanto alla tipologia, secondo Astasy il 42% ricade nel settore residenziale (il 30,6% abitazioni e il 12% box-posti auto) mentre per Reviva il 50,7% è residenziale. In ogni caso, proporzioni ben distanti dal 2019 quando il residenziale copriva oltre due terzi del totale.
Dati concordanti a livello geografico, con la Lombardia in testa alla classifica con circa il 16% delle aste nazionali, seguita dalla Sicilia intorno al 10% e il Lazio al 7%.

La spinta digitale

Anche in tema di aste, la pandemia ha funzionato da acceleratore del canale digitale. Sono infatti diminuite del 22% le modalità di vendita fisica, a fronte di un aumento dell’85% di quelle per via telematica. In tal caso però si devono considerare i rallentamenti prodotti dai regolamenti e dagli iter imposti.

Fallimenti e sofferenze

«Prevedo soprattutto un boom di default a livello corporate, una volta rientrate misure d’emergenza come il divieto dei licenziamenti o la moratoria di mutui e prestiti. Default che, verso la parte finale dell’anno, faranno di nuovo sentire i loro effetti a livello di sofferenze bancarie» aggiunge Licenza di Reviva. E quindi avrà un ruolo determinante la gestione di Npl e Utp, su cui ormai ci sono decine di operatori specializzati e fondi che investono. Quanto al mancato recupero dell’arretrato, sarebbe ora che il mercato prendesse dimestichezza con strade poco sfruttate. «Affidandosi solo alle aste si allungano i tempi e si può stimare una perdita di valore del 25 per cento durante tutto l’iter. Un’altra ipotesi – suggerisce Mirko Frigerio, fondatore e vicepresidente esecutivo di Npls RE – è che banche e servicing mettano in atto attività stragiudiziali quali la chiusura attraverso l’accordo con il debitore, la cessione di crediti, l’attività di Re.O.Co (Real Estate Owned Company, ndr) e l’offerta d’acquisto diretta alle procedure concorsuali».

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